Eremo di Camaldoli - Guida Turistica

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.: DA VEDERE
Il Monastero  L'eremo, interamente cinto da un muro di sasso, si affaccia sulla strada con un portone, attraverso il quale si accede al cortile interno. Dal cortile si possono visitare:
-la foresteria, dove vengono accolti ospiti e pellegrini;
-l'antica cella di San Romualdo, oggi inglobata nell'edificio della biblioteca, che mantiene al suo interno la struttura tipica della cella eremitica: un corridoio che si snoda su tre lati, custodendo al suo interno gli spazi di vita del monaco, la stanza da letto, lo studio, la cappella. Questa struttura "a chiocciola", oltre ad offrire riparo dalle rigide temperature invernali, simboleggia il percorso interiore del monaco che cerca di entrare in se stesso;
-la chiesa, con il coro monastico;
-la sala dell'antico refettorio o capitolo.
Il Monastero
  Dopo aver fondato il Sacro Eremo, San Romualdo, capostipite della famiglia camaldolese, fondò una casa per accogliervi i pellegrini; sulla base di questo, nacque l'attuale costruzione a due piani, contenente due chiostri, il refettorio, la foresteria e le celle dei monaci. Una cancellata separa il cortile dalla zona più interna riservata esclusivamente ai monaci: qui ognuno di essi ha la propria cella, costituita da un piccolo edificio in muratura, separato dalle celle degli altri monaci. Sacro Eremo di Camaldoli. L'eremo, a circa 1104 metri d'altezza, è completamente immerso nella foresta monumentale del Parco delle Foreste Casentinesi. La chiesa, rifatta nel XVIII secolo in forme barocche, custodisce una pala robbiana, Madonna in trono con Bambino e Santi di Andrea della Robbia (XV sec.). Da visitare la cella di San Romualdo, il complesso dell'Eremo e l'Aula Capitolare con un pregevole soffitto ligneo.
Antica Farmacia
  Entrare nell' Antica Farmacia è un'esperienza singolare ogni volta che accade. Aperta la porta l'ingresso, entri in un locale che ti fa provare una certa emozione: a sinistra armadi del Cinquecento in castagno, di fronte e a destra vetrine con i prodotti della farmacia. L'accesso alla sala delle vendite avviene attraverso una porta a due battenti. Anche qui, come in tanti altri luoghi del monastero, ritrovi il simbolo della comunità monastica: il calice e le colombe intagliate in due formelle simmetriche. Superata questa porta, ti trovi in una stanza dalla luce soffusa: pareti e soffitto sono completamente rivestite di legno.
  Antica Farmacia Questo sontuoso allestimento risale all'antica farmacia dei primi anni del Cinquecento. Per l'esattezza al 1513, quando essa venne nuovamente ripristinata dalle distruzioni di uno dei molti incendi che l'hanno danneggiata e talora anche distrutta.
Se entri per la prima volta, non sai dove posare gli occhi, tante sono le cose che ti attraggono.
Dal soffitto a cassettoni alle vetrine illuminate e piene di prodotti.
Dagli armadi con ante impreziosite da intagli, ai ripiani rivestiti di stoffa rossa.
Dalle cassettiere poste in alto vicino al soffitto, alle immagini dei santi protettori incastonate in cornici ovali.
Una porta a sinistra immette nel laboratorio galenico: una meraviglia tutta da scoprire!
Ma anche la porta a vetri a destra ti incuriosisce e vorresti entrare: di qui vanno e vengono le persone che vedi dietro il banco.
San Gregorio al Celio e la città
  I camaldolesi risiedettero presso il monastero dei Santi Quattro Coronati al Celio finché nel 1573 non si stabilirono solennemente e in modo definitivo a San Gregorio al Celio. L'assegnazione di San Gregorio ai camaldolesi fu dovuta alla situazione decadente in cui veniva trovarsi la comunità di monaci ivi residenti, ma anche alla caratteristica di luogo solitario rispetto alla città che qualificava il monastero del Celio in quegli anni. I primi monaci camaldolesi di San Gregorio al Celio morirono quasi tutti di malaria a causa della condizione insalubre della località che emergeva appena un po' dalla palude del Circo Massimo. I camaldolesi si dedicarono alla bonifica del luogo e all'abbellimento progressivo del monastero fino a ottenere l'armonica struttura attuale. Nel frattempo si premuravano di proporre a Roma gli stessi valori che caratterizzavano i camaldolesi soprattutto in Toscana. Con la divisione dell'Ordine in due Congregazioni, quella eremitica e quella cenobitica, San Gregorio al Celio seguì quest'ultima. Con l'influenza del più grande monastero di San Michele di Murano a Venezia, il monastero celimontano divenne di fatto presenza dei camaldolesi veneti a Roma. La conoscenza sempre più approfondita delle origini gregoriane del monastero romano portò a una sensibilità culturale e spirituale sempre più fine, da parte dei camaldolesi, verso il pensiero e l'attività pastorale di San Gregorio Magno (morto nel 604).
  Già nei secoli XVIII e XIX, e più ancora durante tutto il secolo XX, l'attenzione dei camaldolesi romani al pensiero di San Gregorio Magno, divenne più insistente. I camaldolesi scoprirono la parentela indiscutibile che legava le intuizioni dei loro padri Fondatori dell'XI secolo (San Romualdo, San Pier Damiani e San Bruno di Querfurt) col pensiero di Gregorio Magno. Ne risultò un impegno particolare a far conoscere simultaneamente il pensiero di questi Santi Padri del primo millennio, sottolineandone soprattutto la possibilità di poterlo far rivivere anche ai nostri giorni. Questa sensibilità caratterizza anche i monaci camaldolesi romani della generazione attuale.
Biblioteca - emeroteca
  Eremo e monastero hanno nei secoli costituito un rilevante patrimonio librario. Da alcuni decennni tale patrimonio si è arricchito anche di un'ampia dotazione di riviste. Il patrimonio librario dell'eremo e del monastero di Camaldoli è costituito da circa 50.000 volumi, di cui 35.000 nella biblioteca del monastero e 15.000 in quella dell'eremo. Comprende 350 Cinquecentine, 20 incunaboli e opere che vanno dal secolo XVI ai giorni nostri.
San Gregorio al Celio e la città   Afferisce principalmente alle scienze religiose e in particolare a
-Sacra Scrittura
-Teologia
-Patristica
-Liturgia
-Monastica
-Storia della Chiesa
I fondi librari comprendono anche opere di Letteratura italiana, Letteratura inglese, Storia, Storia locale, Arte, Filosofia, Spezieria.
La biblioteca del monastero dispone di una emeroteca di 540 testate, italiane e straniere, afferenti alle scienze religiose: Sacra Scrittura, Teologia, Patristica, Liturgia, Monastica, Storia della Chiesa, Ecumenismo.
Di alcune testate si possiede la serie completa